ASPETTI BIOMECCANICI E APPLICATIVI
NELL’ARRAMPICATA SPORTIVA

Abstract

In questa tesi viene presentata un’analisi biomeccanica ad ampio raggio in merito all’arrampicata intesa come disciplina sportiva.
Partendo dal presupposto che la biomeccanica applicata allo sport si pone come principale finalità  lo studio delle tecniche, ho cercato di legittimare da un punto di vista fisico e quindi biomeccanico le principali tecniche definite di progressione verticale delle quali lo scalatore si avvale nell’atto di arrampicarsi.

Il lavoro è stato organizzato in 3 parti:

1) Nella prima sono state messe in evidenza le principali leggi della fisica meccanica, in merito alla statica e alla dinamica dei corpi, che potevano risultare utili ai fini dello studio, con particolare rilievo per gli argomenti riguardanti la scomposizione delle forze, le tematiche legate all’equilibrio e le leve.

2) Nella seconda è stata affrontata l’arrampicata intesa come studio dei principali atteggiamenti del corpo e dei suoi vincoli (intendendo per vincoli le estremità che prendono rapporto con le prese) in merito alla fase statica della salita, quella in cui lo scalatore si deve impegnare per esempio nello studio del percorso, nella rilevazione ed elaborazione dei biofeedback (visivi) utili ad impostare un programma d’azione in vista della conseguente fase dinamica  rappresentata dallo spostamento.
Partendo dalla nozione di baricentro e di linea di gravità ( retta ortogonale al terreno che si stacca dal baricentro stesso), sono state analizzate le varie tipologie di parete d’arrampicata ed i rapporti tra linea di gravità e poligono d’appoggio.
Si evince che l’equilibrio dello scalatore prescinde dal tipo di parete su cui arrampica (appoggiata,verticale,strapiombante). E’ stato inoltre dedicato ampio spazio alla tematica riguardante la scomposizione e composizione delle forze a livello delle estremità e di come le forze varino a seconda di alcuni parametri ed in relazione ai piani spaziali di riferimento.
Mettendo insieme equilibrio da una parte e scomposizione delle forze dall’altra, si ricava un modello schematico (biomeccanico) di arrampicatore.

L’analisi posturale ci porta a distinguere una molteplicità di varianti in merito al numero di vincoli con cui lo scalatore contrae rapporto con la parete. Da ciò la suddivisione in tre categorie: posture a 4 vincoli; posture a 3 vincoli; posture a 2 vincoli. E’ interessante soffermarsi su quelle a 3 vincoli in cui si rimane appesi su una mano e due piedi. Una delle maggiori preoccupazioni dello scalatore  è infatti il mantenimento dell’equilibrio relativo alla posizione dei vincoli imposti dalla parete. Nella postura a 3 vincoli, unendo le estremità con dei segmenti, si creano delle figure geometriche triangolari (triangolo isoscele, rettangolo, ottusangolo).
La condizione di maggior comfort  è rappresentata dal “ triangolo isoscele”,in cui la perpendicolare a terra dell’appiglio cade all’interno della base dei piedi.
In caso contrario (per esempio triangolo ottusangolo),lo scalatore si troverà nella condizione di dover opporsi ad un movimento rotatorio del corpo. Questi “movimenti torcenti”,cioè la tendenza del corpo ad andare incontro ad uno squilibrio,vengono vinti attraverso l’azione sinergica di forze interne (muscolari) e giusto posizionamento del baricentro.

Ad esempio di come lo scalatore debba escogitare delle soluzioni appropriate ed economiche è la correlazione tra prese aventi asse verticale e  relativa postura.

3) Dello spostamento (o fase dinamica dell’azione) si occupa invece la terza parte. Il corpo si sposta sulla parete grazie alla compartecipazione dei quattro arti che movendosi in maniera asincrona lo fanno salire. Qui viene ancor più sottolineata la terza legge della dinamica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale per intensità ma di verso opposto.
Se nella statica esercito delle forze attraverso l’appoggio dei piedi e la contrazione isometrica delle dita in modo da vincere la forza di gravità applicata al mio baricentro, nella dinamica, e quindi per dar vita ad un spostamento, dovrò applicare delle forze di entità superiore per imprimere al mio corpo un moto verso la direzione voluta, prestando attenzione alla coordinazione ed alla sinergia (timing) tra gli arti superiori e quelli inferiori.

Le modalità di spostamento sono molteplici ed ovviamente dipendenti dalle caratteristiche delle variabili esterne (appigli, appoggi, inclinazione della parete). E’ stata presa in esame la cosiddetta progressione base, un tipo di progressione facilmente attuabile sugli itinerari più facili, dalla quale si ricavano le regole generali dello spostamento del corpo. Oltre a questo tipo di azione sono state descritte altre modalità di spostamento:

1) Spostamento di mano o di piede: capire se è preferibile muovere prima una mano o prima i piedi tenendo presente la possibilità di perdere l’equilibrio ed implicazioni nella costruzione della base d‘appoggio.

2) Caricamento laterale: un solo appoggio dal lato eterolaterale del piede; corrispondenza tra asse della presa e linea d’azione dell’avambraccio.

3) Posture ottimali per uno spostamento di una mano su pareti strapiombanti: descrizione del gesto tecnico della lolotte; creazione di forze in senso laterale (sfruttando la componente orizzontale).

4) Progressione in foot-hook (tallonaggio) e in toe-hook: in cui si utilizza il piede non in modo convenzionale (cioè in appoggio) ma in trazione.

5) Spostamento in aderenza: che implica il contatto della suola della scarpa non su un appoggio ma direttamente sulla parete, ove la tenuta è garantita dalla forza d’attrito che si viene a creare tra queste due superfici, nel rispetto di alcune regole:

a) La migliore aderenza è garantita anche dalla dimensione della superficie d’appoggio; per ampliare la superficie rispetto alla tradizionale postura con arto inferiore extraruotato e quindi con il piede che prende rapporto con la presa attraverso il bordo antero-interno, l’anca viene portata in una posizione di rotazione intermedia; il piede può così appoggiare con tutto l’avampiede.

b) Venendo a mancare un appoggio sottostante, la componente verticale diventa negativa ai fini della tenuta (poiché componente di scivolamento), perciò dovrà
essere aumentata la componente sagittale. Ciò si ottiene portando il bacino molto indietro; il ginocchio ha l’importante funzione di agire con un angolo piuttosto chiuso.

c) Importanza della deformabilità della scarpa in corrispondenza dell’articolazione metatarso-falangea; questa possibilità porta detta articolazione in estensione aumentando la superficie di contatto con la parete.

d) Nel momento in cui il corpo viene portato verso l’alto a seguito della spinta del quadricipite e della trazione da parte della braccia, il baricentro viene avvicinato alla parete, aumenta la componente verticale a scapito della sagittale ed in tal caso dovrà essere mosso l’altro piede in modo rapido e preciso  verso un nuovo appoggio.

La tesi si conclude con un capitolo riguardante alcuni aspetti biomeccanici di carattere muscolare. Dopo aver descritto le due modalità di movimento (a catena cinetica aperta e chiusa) vengono fatte alcune considerazioni a riguardo dei muscoli Bicipite Brachiale e Brachioradiale e sottolineata l’importanza meccanica di quest’ultimo nell’effettuare il gesto della trazione.