In ricordo di un amico e di un grande atleta

Massimo Bruseghini


Massimo Bruseghini alla Coppa Italia Boulder il 2 maggio 1999 a Bolzano.
 


Massimo Bruseghini alla Coppa del Mondo di Milano il 2 novembre 1998.
 


Massimo Bruseghini nel suo Bunker.


 
 
Lettera all’Amico scomparso.

Da Richard Colombo, atleta ed amico di Massimo, ricevo oggi domenica 18 luglio questa lettera...

Massimo,

per molti eri "Bruse" o "Max", per molti eri un grande atleta, oltre che Guida Alpina, simbolo di una determinazione forte che ti permetteva di essere ai vertici pur non essendo un arrampicatore professionista, di una determinazione che ti aveva reso forte anche in altri sport come il karatè, lo sci ed il parapendio; per pochi eri semplicemente "Vigne".

Vigne, amico, quella maledetta strada non ti ha privato della possibilità di affermarti come atleta, mi dicevi che avresti dedicato i tuoi allenamenti finalizzati all’agonismo ancora per poco, forse un anno ancora, ma mi dicevi altresì che non avresti mai smesso di dedicarti alla montagna, ridendo progettavamo di andare in montagna anche in veneranda età, di certo non ad affrontare "le vie di otto" ma almeno quelle di "quattro". Scherzavamo, ma mai avremmo ventilato l’idea di smettere facendo l’8c. Purtroppo la vita talvolta è imprevedibile, feroce; il mio pensiero va ad Enrica, la tua compagna con la quale stavi progettando un futuro, che non ci sarà, darei qualsiasi cosa per poter tornare a quel maledetto pomeriggio, per poterti trattenere, per potervi garantire quel futuro insieme.

Sento che la rabbia mista ad un senso di rassegnazione mi colgono, con te se ne è andata anche una fetta della mia vita, e non solo, i nostri tempi erano strettamente legati, non solo nello sport che tanto amavi, ma anche nella vita di tutti i giorni, nelle discussioni accese riguardanti tante cose, nelle cene consumate insieme parlando di arrampicata ed arrampicatori, di falesie e di gare, di allenamenti e di altro ancora.

Ti stimo per quello che eri, non voglio ricordarti solo per i tuoi risultati sportivi di rilievo, ma anche per quello che eri come amico, per la tua schiettezza, sostenevamo entrambi che non ci piaceva avere "peli sulla lingua", pane al pane e vino al vino, dicevamo. Mi hai donato la capacità di capire quanto sia importante la determinazione, voler fare una cosa per noi significava poterla fare, ma il mio desiderio di riaverti fra noi non serve a nulla e non basta per far sì che ciò si realizzi.

Ricordo il giorno in cui ti ho conosciuto, mi invitasti a venire ad allenarmi a casa tua, non sapevo quanto avrei faticato sul tuo "muro per pochi eletti", non sapevo nemmeno che saresti stato uno dei miei migliori amici, mi hai insegnato come allenarmi e talvolta mi dicevi: "l’allievo ha battuto il maestro…", ma non era vero e non lo sarebbe mai stato; il tuo modo di essere mi ha trascinato, coinvolto, con te ho affrontato tante sfide, in gara e in falesia, mi dicevi che senza la mia presenza molte volte non avresti trovato lo stimolo giusto per affrontare l’ennesimo allenamento. Mi chiamavi "socio", ma purtroppo la nostra "società" non c’è più.

Ho guardato con occhi estranei la disperazione e lo sconforto sul viso di mia moglie la sera in cui è arrivata quella telefonata che mi ha lasciato senza respiro e ho capito che non posso nemmeno immaginare quale sia lo stato d’animo dei tuoi cari, di tua madre, tuo padre, dei tuoi fratelli e di Enrica; ho visto il dolore negli occhi degli altri innumerevoli tuoi cari amici. Ti abbiamo pianto, ma credo che ciò che ci hai lasciato nell’anima e nel cuore, il tuo ricordo e ciò che ci hai trasmesso sia la più grande consolazione. Non sarai dimenticato, grande uomo, che la tua passione non scompaia con te, ma viva in noi, che la tua gioia di vivere ci faccia assaporare ancor meglio ogni attimo della vita, che lo sport che tanto amavi continui a crescere e divenga lo stile di vita, oltre che la passione, per tanti altri.

GRAZIE ancora, "Socio", Ti vogliamo bene. Ciao Vigne.

Un vecchio amico, Ricky.


Martedì 29 giugno ci ha lasciati Massimo Bruseghini, un amico di tutti noi ed un grande atleta.

Ti avevo conosciuto sui campi di gara della Coppa Italia alcuni anni fa.
Ti ho seguito sempre in tutti gli appuntamenti sportivi e spesso anche in falesia.
Ti ho sempre visto sorridente e fortissimo.

Un destino terribile ti ha strappato a noi.........

Ciao Massimo!

Luigi


Ricordando il “Bruse”...

Una notizia che non vorrei mai ricevere: la morte di un amico. E se anche frequentarsi solo sui campi di gara non era sufficiente per considerarlo tale nel vero senso della parola, era difficile non pensare al “Bruse” come ad un amico ideale, per le sue straordinarie doti di simpatia e sincerità. Penso che tutti avrebbero voluto avere un amico così, col quale arrampicare o fare quattro chiacchiere davanti ad una pizza ed immagino il dolore dei suoi amici più cari.

Un modo per onorarlo è ricordare anche i suoi risultati sportivi. Pur al di sopra dell’età media degli atleti, Massimo faceva stabilmente parte degli atleti della nazionale. Era il 1996 quando, dopo una pausa di cinque anni, si ripresentò prepotentemente sui campi di gara. E, pur trentenne, ricominciò con un 16° posto alla sua prima prova di Coppa Italia, seguito da due finali e da un clamoroso secondo posto alla gara di Cortina. Lasciando tutti allibiti.

Questo era “ il Bruse”. Un atleta capace di qualunque risultato, pur non essendo un agonista puro. Max era, infatti, una guida alpina (anche se non esercitava più), arrampicava molto su roccia e spesso rinunciava alle trasferte più lunghe. Era evidentemente un talento naturale ed il suo impegno era spesso premiato con risultati di rilievo. Nel 1997 5° all’Aprica, nel 1998 5° a Bolzano e a Roma, 6° a Parma, 7° a Lecco. Max difficilmente mancava una finale. Lo scorso autunno era in un periodo di forma eccezionale. Per la prima volta conquistò una semifinale in Coppa del Mondo, a Courmayeur e a Milano, nella seconda prova di Coppa del Mondo, fu il primo degli esclusi. Ma il capolavoro lo fece un mese dopo a Kranj, all’ultima prova di Coppa del Mondo, con un bellissimo 12° posto. Nel frattempo c’era stata l’ultima gara di Coppa Italia a Parma. In semifinale Massimo arrivò freschissimo in catena, eguagliato dai soli Brenna Core e Zardini e sbalordì tutti quando cominciò a traversare su altre prese, pensando che la via non fosse finita. Questo era il “Bruse”.

Difficile dimenticare quell’episodio. Impossibile dimenticare Max.

E quest’anno aveva ripreso alla grande con un bel 30° posto (2° degli italiani presenti), alla terza prova di Coppa del Mondo, a Besancon. Amava il confronto con gli altri, nella maniera più positiva che un atleta possa esprimere: era il primo a complimentarsi per i risultati degli altri, con l’umiltà e la modestia di chi rispetta gli avversari.

Ti ricorderò sempre così, Max, nella tua spontanea allegria…

Grazie per quello che hai dato all’arrampicata e a tutti noi…

Giovanni