Tracciatori: Leonardo Di Marino, Stefano Alippi, Laurent La Porte.
La gara.
Gara resa difficile dalla pioggia. Grazie ad un'ottima
organizzazione si è riusciti comunque a portare a termine tutte
le prove. Podio quasi tutto francese: Chabot vince su Auclair e Povreau
in categoria maschile. In campo femminile vince Sandrine Levet. Un pubblico
appassionato ha fatto da cornice alla gara.
Alcuni commenti di Giacomo Cominotti.
Da "La Provincia di Lecco" di sabato 23 settembre
2001.
L'atleta dieci e lode.
Osservando i quarti di finale di oggi, mi chiedo se sia possibile scindere e selezionare le caratteristiche migliori di ogni atleta e creare, almeno con la fantasia, l'uomo bionico o più semplicemente il climber dieci e lode. Con il piglio dell'insegnante o meglio con l'attenzione del team manager della nazionale italiana, vorrei creare una macchina perfetta, lucida e ralizionale capace di trionfare sempre e comunque. Mi ha impressionato la potenza straordinaria del nostro Alberto Gnerro, manifestata tramite la sua presenza fisica statuaria e muscolatissima: parte sicuro e determinato, cattivo quanto basta per uscire dal tetto senza apparente fatica e concludere (lui solo) l'itinerario n°2. Sorprendente l'irruenza e cattiveria di Alex Chabot, capace di non fare una piega alle numerose difficoltà presenti tra i due bombé. La tranquillità e la perseveranza del giovane campione del mondo Gérome Pouvreau, che in difficoltà al penultimo moschettonaggio riesce a evitare un volo leggendario, infilando la corda proprio prima di cadere. Nel bagaglio delle doti di questo "robot" metterei anche la scioltezza di Dino Lagni e Yuji Hirayama: salgono con lo stesso passo sia sul facile che sul difficile; Dino oggi é inarrestabile e spietato fino ad un passo dalla catena dove si inventa un numero per risolvere positivamente la via. E' andata meno bene al forte giapponese che si arrende dopo un'epica lotta a base di urli a tre quarti della torre di sinistra. La tecnica e l'utilizzo dei piedi é patrimonio della legione transalpina: Francois Legrand e Francois Petit danzano con una precisione e una maestria nonostante i movimenti dell'itinerario siano tuttaltro che filanti e garduali. La resistenza dello svizzero Lachat Cedric testone e grintoso al punto di cadere con la corda in mano in vista di una moschettata. L'uso sapiente delle dita su queste piccole liste da parte di Cristian Brenna, che secondo me si è risparmiato per la semifinale e ci daràsenza dubbio un grande spettacolo nello stritolare le prese. E in ultimo, perché no, la fortuna del trentino Luca Giupponi che nel giorno del suo compleanno (tanti auguri) entra in semifinale per un soffio. Non esisterà mai un simile "mostro". Ognuno avrà sempre un gap, un deficit da colmare.....forse é proprio la smania di perfezionarti che ci porta a fare tanta fatica. Tutti gli atleti presenti oggi a Lecco ne hanno fatta, testimoniando vero spirito sportivo accettando anche la sconfitta: a loro il miei complimenti per lo spettacolo che ci hanno offerto. Giacomo Cominotti.
Tratto da "La Provincia di Lecco" del 24 settembre
2001.
Spazio ai giovani.
Che la nuova generazione di atleti fosse in grossa
crescita non avevo il minimo dubbio. Ma non mi sarei certo immaginato di
assistere a una prova di forza corale e massiccia di questi spregiudicati
diciottenni. Tecnicamente sempre più dotati, frutto di un accurato
lavoro di perfezionamento del gesto arrampicata, hanno mostrato muscoli
e carattere da far impallidire la concorrenza dei vecchietti trentenni
( di cui anch'io faccio parte!). La ragione di questi successi é
da ricercarsi non tanto nella precocità del inizio dell'attività
agonistica, ma nell'utilizzo di metodologie di allenamento sempre più
ricercate e sperimentate. Poche perdite di tempo o dispersioni di energie
in metodi ormai infruttuosi, in cambio di gran solidità fondata
su una base di "muro" casalingo e di una frequentazione assidua di strutture
di arrampicata dove il gesto, continuamente esercitato, riproduce fedelmente
le situazioni di gara. Il mio ottimismo e la voglia di emergere sono stati
fortemente minati dalle prestazioni di Chabot, Auclair, Lachat (che ieri
avevo già segnalato), Pouvreau, Julian, Mrazek e Felix. Eh si, l'arrampicata
sportiva si rinnova, ma non dimentichiamo le prove di Hirayama, Lagni,
Brenna, Gnerro: la vecchia guardia tiene ancora molto bene il passo e affilerà
i coltelli per rispondere a questo ricambio generazionale. Alcune caratteristiche,
proprie degli adolesenti, non potranno però essere raggiunte: la
freschezza atletica, la lucida spregiudicatezza di questi nuovi campioni
che non hanno rispetto agonistico di niente e per nessuno. Osservando queste
spettacolari prove, nessuno si senta abbattuto o scoraggiato: l'arrampicata
è un continuo mutare di stimoli e di esempi da seguire, basta solo
avere la testa dura e lavorare belli convinti, vivere gli allenamenti in
modo serio e scupoloso.....in fondo basta buttar via la carta d'identità
e stritolare a tutta forza questi benedetti appigli di plastica. Io ci
provo, buon allenamento a tutti. Giacomo Cominotti.