ARCO: 14-16 SETTEMBRE 2001
ROCKMASTER

Non verrà certo ricordata come l'edizione più esaltante nella storia del Rock Master.
E non solo perché domenica la pioggia si è impietosamente accanita sul pubblico e sulla nuova e avveniristica struttura inaugurata un anno fa.
Molta sfortuna, ma anche qualcosa da rivedere, nonostante gli sforzi degli organizzatori di proporre ultimamente qualcosa di nuovo.
Già l'anno scorso la formula del duello finale aveva scontentato gran parte del pubblico, causa il ribaltamento di una classifica che aveva già sancito un meritevole vincitore.
Evidentemente questa formula non è piaciuta nemmeno a Giove Pluvio che quest'anno ha provveduto ad inviare tanta acqua da impedire questo finale, mettendo in crisi la nuovissima struttura antipioggia.
Poco male aver rinunciato al duello, peggio invece aver finito con una classifica con tre vincitori, causa una tracciatura non proprio ispirata dei pur supercollaudati Marzio Nardi e J.B. Tribout.
Difficile mettere in dubbio la qualità e l'esperienza di due tracciatori di questo livello.
Eppure qualcosa è andato storto e non saremo noi a processare chi per anni ha fatto un ottimo lavoro.
Dubitiamo che il livello dei partecipanti fosse così stratosferico da essere inevitabilmente sottovalutato.
Siamo reduci da un Campionato Mondiale abbastanza chiaro per quanto riguarda gli attuali valori in campo e parte dei protagonisti era assente (per motivi scolastici), a cominciare dal Campione del Mondo e dal 4° classificato, Chabod, attualmente leader della CUWR.
Le troppe catene sul lavorato non possono obiettivamente essere solo il frutto di un inaspettato incremento delle prestazioni di atleti che in parte gareggiano da molti anni ai massimi livelli e che ultimamente, semmai, stanno segnando il passo di fronte al nuovo che avanza.
Un riposo totale a metà via rende obiettivamente difficile la realizzazione di una via di estrema continuità e in passato eravamo abituati a vedere il solo Legrand capace di soluzioni geniali che facevano la differenza su passaggi di difficile lettura.
Domenica invece, la quasi totalità degli atleti che hanno raggiunto il tetto, ha trovato due appoggi d'oro dove mollare entrambe le braccia e, considerato il molto tempo a disposizione per completare la via, molti di loro non hanno aspettato nemmeno troppo a ripartire per chiuderla.
Il ceco Mrazèk (vicecampione del mondo) non ha avuto nemmeno bisogno di questo riposo totale e l'ha chiusa lo stesso, denotando uno stato di forma eccezionale e di meritare forse qualcosa in più degli altri.
Sicuramente senza quel riposo avremmo avuto una classifica più interessante e credibile.

Anche per le donne la vie sono risultate mediamente troppo facili e non in grado di fare la differenza, anche se con risultati un po' meno eclatanti.
Nonostante l'assenza della Sansoz, ci hanno pensato la Cufar e la Sarkany a banalizzare le vie proposte, stampando entrambe una doppi catena. Occorre sottolineare che la slovena (campionessa del mondo in carica) ha arrampicato in maniera semplicemente divina, cioè senza la minima sbavatura, denotando di aver raggiunto ormai la completa maturità sportiva. La Sarkany è sempre la grande atleta che conosciamo ed entrambe avrebbero meritato di giocarsela in superfinale. Purtroppo né loro, né i maschi, né il pubblico hanno avuto questo piacere, visto che, con la programmazione del duello finale, le superfinali non erano previste e la cosa ha lasciato scontenti un po' tutti.

Anche per quanto riguarda la gara di boulder di sabato, la formula non ci ha convinto.
Al di là del fatto che il boulder proposto sia risultato infattibile (comunque troppo lungo per poter essere realizzato con reiterati tentativi nell'arco di 5 minuti in tre turni), riteniamo che il duello non si addica a questa specialità, come non si addice nemmeno alla difficoltà.
Inoltre le regole non erano chiarissime, tant'è che anche gli atleti continuavano ad interrogare con lo sguardo giudici ed organizzatori per sapere il da farsi, figuriamoci il pubblico, deliziato solo dal poter ammirare dei grandi atleti alle prese con passaggi durissimi.
Molto più appassionante era stato, due settimane prima a Rovereto, il contest post-gara sul famoso blocco 4 irrisolto durante la finale.
Un blocco poco dispendioso, tecnico e altamente spettacolare dove gli atleti potevano provare infinite volte recuperando sempre al 100%. Quando Calibani lo chiuse al 10° tentativo la piazza esplose soddisfatta.

Crediamo comunque che tutti (atleti e pubblico) abbiano bisogno di regole chiare e certe, in ogni contesto in cui si svolge una gara d'arrampicata.
E su questo punto crediamo che la federazione dovrà lavorare.

I duelli, i contest, l'esasperata ricerca dello spettacolo e della novità, se da un lato rispondono all'esigenza di trovare nuove formule sempre più accattivanti, dall'altro disorienta ed allontana.
Forse è ora di decidere se rincorrere il pubblico con le novità o se codificare una volta per tutte le regole di questo sport, educando un pubblico competente e affezionato.

Arco ha l'immensa fortuna di poter contare sulle bellezze di un paese e di un luogo incantevoli, sul clima meraviglioso che fa crescere ovunque olivi e palme e soprattutto sul fascino delle sue famose falesie.
Riteniamo che qualunque evento d'arrampicata organizzato ad Arco avrebbe grande successo, quindi non c'è motivo per non coniugare un grande evento "ufficiale" con la tradizione del posto.
Forse la più grande novità che potrebbe aumentare il già numeroso pubblico di Arco sarebbe proprio organizzare una gara ufficiale di grande livello, archiviando un Master che oggi ha perso molto del suo significato.
Forse è giunto il momento che chi organizza gli eventi e chi gestisce lo sport s'incontri per parlare seriamente di queste cose, per il bene dell'arrampicata, del pubblico e degli atleti, evitando i musi lunghi che domenica pomeriggio tappezzavano il parterre del Rock Master.

http://www.rockmaster.com/