Non verrà certo ricordata come l'edizione
più esaltante nella storia del Rock Master.
E non solo perché domenica la pioggia si
è impietosamente accanita sul pubblico e sulla nuova e avveniristica
struttura inaugurata un anno fa.
Molta sfortuna, ma anche qualcosa da rivedere,
nonostante gli sforzi degli organizzatori di proporre ultimamente qualcosa
di nuovo.
Già l'anno scorso la formula del duello
finale aveva scontentato gran parte del pubblico, causa il ribaltamento
di una classifica che aveva già sancito un meritevole vincitore.
Evidentemente questa formula non è piaciuta
nemmeno a Giove Pluvio che quest'anno ha provveduto ad inviare tanta acqua
da impedire questo finale, mettendo in crisi la nuovissima struttura antipioggia.
Poco male aver rinunciato al duello, peggio invece
aver finito con una classifica con tre vincitori, causa una tracciatura
non proprio ispirata dei pur supercollaudati Marzio Nardi e J.B. Tribout.
Difficile mettere in dubbio la qualità
e l'esperienza di due tracciatori di questo livello.
Eppure qualcosa è andato storto e non saremo
noi a processare chi per anni ha fatto un ottimo lavoro.
Dubitiamo che il livello dei partecipanti fosse
così stratosferico da essere inevitabilmente sottovalutato.
Siamo reduci da un Campionato Mondiale abbastanza
chiaro per quanto riguarda gli attuali valori in campo e parte dei protagonisti
era assente (per motivi scolastici), a cominciare dal Campione del Mondo
e dal 4° classificato, Chabod, attualmente leader della CUWR.
Le troppe catene sul lavorato non possono obiettivamente
essere solo il frutto di un inaspettato incremento delle prestazioni di
atleti che in parte gareggiano da molti anni ai massimi livelli e che ultimamente,
semmai, stanno segnando il passo di fronte al nuovo che avanza.
Un riposo totale a metà via rende obiettivamente
difficile la realizzazione di una via di estrema continuità e in
passato eravamo abituati a vedere il solo Legrand capace di soluzioni geniali
che facevano la differenza su passaggi di difficile lettura.
Domenica invece, la quasi totalità degli
atleti che hanno raggiunto il tetto, ha trovato due appoggi d'oro dove
mollare entrambe le braccia e, considerato il molto tempo a disposizione
per completare la via, molti di loro non hanno aspettato nemmeno troppo
a ripartire per chiuderla.
Il ceco Mrazèk (vicecampione del mondo)
non ha avuto nemmeno bisogno di questo riposo totale e l'ha chiusa lo stesso,
denotando uno stato di forma eccezionale e di meritare forse qualcosa in
più degli altri.
Sicuramente senza quel riposo avremmo avuto una
classifica più interessante e credibile.
Anche per le donne la vie sono risultate mediamente
troppo facili e non in grado di fare la differenza, anche se con risultati
un po' meno eclatanti.
Nonostante l'assenza della Sansoz, ci hanno pensato
la Cufar e la Sarkany a banalizzare le vie proposte, stampando entrambe
una doppi catena. Occorre sottolineare che la slovena (campionessa del
mondo in carica) ha arrampicato in maniera semplicemente divina, cioè
senza la minima sbavatura, denotando di aver raggiunto ormai la completa
maturità sportiva. La Sarkany è sempre la grande atleta che
conosciamo ed entrambe avrebbero meritato di giocarsela in superfinale.
Purtroppo né loro, né i maschi, né il pubblico hanno
avuto questo piacere, visto che, con la programmazione del duello finale,
le superfinali non erano previste e la cosa ha lasciato scontenti un po'
tutti.
Anche per quanto riguarda la gara di boulder di
sabato, la formula non ci ha convinto.
Al di là del fatto che il boulder proposto
sia risultato infattibile (comunque troppo lungo per poter essere realizzato
con reiterati tentativi nell'arco di 5 minuti in tre turni), riteniamo
che il duello non si addica a questa specialità, come non si addice
nemmeno alla difficoltà.
Inoltre le regole non erano chiarissime, tant'è
che anche gli atleti continuavano ad interrogare con lo sguardo giudici
ed organizzatori per sapere il da farsi, figuriamoci il pubblico, deliziato
solo dal poter ammirare dei grandi atleti alle prese con passaggi durissimi.
Molto più appassionante era stato, due
settimane prima a Rovereto, il contest post-gara sul famoso blocco 4 irrisolto
durante la finale.
Un blocco poco dispendioso, tecnico e altamente
spettacolare dove gli atleti potevano provare infinite volte recuperando
sempre al 100%. Quando Calibani lo chiuse al 10° tentativo la piazza
esplose soddisfatta.
Crediamo comunque che tutti (atleti e pubblico)
abbiano bisogno di regole chiare e certe, in ogni contesto in cui si svolge
una gara d'arrampicata.
E su questo punto crediamo che la federazione
dovrà lavorare.
I duelli, i contest, l'esasperata ricerca dello
spettacolo e della novità, se da un lato rispondono all'esigenza
di trovare nuove formule sempre più accattivanti, dall'altro disorienta
ed allontana.
Forse è ora di decidere se rincorrere il
pubblico con le novità o se codificare una volta per tutte le regole
di questo sport, educando un pubblico competente e affezionato.
Arco ha l'immensa fortuna di poter contare sulle
bellezze di un paese e di un luogo incantevoli, sul clima meraviglioso
che fa crescere ovunque olivi e palme e soprattutto sul fascino delle sue
famose falesie.
Riteniamo che qualunque evento d'arrampicata organizzato
ad Arco avrebbe grande successo, quindi non c'è motivo per non coniugare
un grande evento "ufficiale" con la tradizione del posto.
Forse la più grande novità che potrebbe
aumentare il già numeroso pubblico di Arco sarebbe proprio organizzare
una gara ufficiale di grande livello, archiviando un Master che oggi ha
perso molto del suo significato.
Forse è giunto il momento che chi organizza
gli eventi e chi gestisce lo sport s'incontri per parlare seriamente di
queste cose, per il bene dell'arrampicata, del pubblico e degli atleti,
evitando i musi lunghi che domenica pomeriggio tappezzavano il parterre
del Rock Master.