CHI ERA TIZIANO NANNUZZI
Tiziano Nannuzzi,
nato a Sasso Marconi il 10 settembre 1953, era un giovane vigile del fuoco del
Comando provinciale di Bologna, che amava molto il suo lavoro e lo svolgeva
consapevole del fatto che per esercitarlo al meglio era necessario un fisico
preparato alla fatica e una vita professionale fatta di dedizione e di sacrificio.
Per restare in costante allenamento, praticava diversi sport, e la corsa a piedi
era una sua specialità tant'è che nelle prove disputate assieme
ai colleghi di Bologna, spesso ne usciva vincitore. Però, si appassionò
soprattutto all'alpinismo estremo. Iniziò le sue prime arrampicate nella
palestra della Rocca di Badolo (dove era conosciuto con il nome di "Pompiere")
dove aprì molte vie nuove. Successivamente salì molte pareti d'Europa
sotto lo sguardo stupito di grandi scalatori che lo vedevano arrivare con la
sua automobile targata Bologna, città non certo famosa per le sue montagne
!
Amava l'estremo, ma con il rischio calcolato imparato alla scuola generosa dei
vigili del fuoco. Le sue mani erano piccole e sottili, ma forti come tenaglie.
Nei Vigili del Fuoco di Bologna organizzò il "gruppo speleologico",
forse il primo a quei tempi, in Italia di intervento istituzionalizzato.
Grande appassionato di fotografia, Tiziano amava documentare i suoi viaggi sperimentando
diverse tecniche fotografiche. Ma è sulla montagna che realizza le sue
immagini più belle e suggestive, oggetto anche di un'ampia esposizione
postuma nel 1994.
A Tiziano piaceva trasmettere le sue esperienze, consapevole della grande importanza
che conoscere il mondo può avere, e per i giovani proponeva interventi
divulgativi nelle scuole e serate di proiezioni per il pubblico, dedicate alle
importanti spedizioni in Himalaya, che aveva realizzato con un gruppo di alpinisti
guidati da Don Bergamaschi.
Nell'anno 1983 ha partecipato ad una spedizione in Karakorum salendo il Disteghil
Sar Sud di 7450 metri e nel 1984 partecipa ad una spedizione in Bhutan, guidata
sempre da Don Bergamaschi. Durante il periodo di permanenza in Bhutan, Tiziano
scala alcune cime ancora inviolate e si fanno rilevamenti scientifici e sperimentazioni
di sopravvivenza ad alta quota. L'obiettivo della spedizione era la montagna
sacra dello Tzering Khang di oltre 7000 metri.
Quando gli alpinisti arrivarono a sistemare l'ultimo campo, pronti per l'assalto
finale alla cima, furono investiti da bufere di neve e fitta nebbia, che obbligarono
al rientro al campo base. Il 15 settembre 1984 il tempo migliorò, si
riprese a salire anche per recuperare il materiale. La cordata di testa era
quella di Tiziano Nannuzzi e Giorgio Corradini che ad oltre 6000 metri venne
risucchiata dalla rottura di una cornice e precipitò sul ghiacciaio sottostante,
dopo un salto di oltre 800 metri.
Ancora la memoria di questo ragazzo generoso, sempre con la voglia di 'esserci',
sempre in movimento, è ancora vivissima tra i compagni di lavoro (che
gli hanno intitolato un memorial di podismo), tra gli alpinisti, gli escursionisti
e tra gli amici del paese. Don Arturo Bergamaschi.
