L'Arrampicata Sportiva e i processi cognitivi

Lo scopo del presente lavoro è sondare come avvenga l'analisi di un percorso o via di arrampicata sportiva ed in particolare come questa avvenga in riferimento alle condizioni "ecologiche" pre-gara.
Quando parliamo di condizioni ecologiche ci riferiamo all'approccio ecologico di Gibson (1979) e Michaels e Beek (1995). Il punto di partenza dell'approccio ecologico è la reciprocità tra ambiente e organismo. Esso verrà usato per descrivere la relazione esistente tra abilità, percezione e memoria in arrampicata sportiva.
Per arrampicata sportiva si intende una disciplina "closed", in cui le condizioni e le variabili soggettive o non controllabili sono relativamente stabili rispetto ad esempio all'arrampicata alpinistica, le cui condizioni sono estremamente variabili e difficilmente prevedibili. In questo tipo di discipline si assume che l'analisi motoria sia più efficace ai fini della prestazione (Kosslyn, 1991). L'arrampicata sportiva, di cui mi occuperò nel presente lavoro, si svolge su pareti naturali o artificiali, tra cui i boulder, pareti alte massimo 4 metri da terra, in cui sono esaltate la tecnica e la capacità di risolvere i problemi nei passaggi chiave. Per capire su quali processi cognitivi si basi l'analisi di una via d'arrampicata, ci si è chiesti come avvenga la "ricerca della via" o "route finding" in arrampicatori di diverse abilità. Il "route finding" rappresenta un termine chiave nel vocabolario dell'arrampicata, viene mutuato da Cordier, France, Pailhouse e Bolon (1994) e utilizzato recentemente da Boschker (2001): con questo termine ci si riferisce al modo in cui un arrampicatore guardando la parete d'arrampicata, cerca di individuare il percorso migliore e di risolverlo. L'abilità con cui viene eseguita questa procedura dipende dal livello di "esperienza" dell'arrampicatore (intesa come la capacità di produrre "pattern" motori stabili), ed è in funzione della via che egli è in grado di salire. Per far questo ci si è serviti di un paradigma sperimentale, detto "del doppio compito". Tale paradigma impone che, durante l'esecuzione di un compito primario, cioè di riferimento, venga chiesto al soggetto di eseguire un altro compito, interferente o secondario. Il paradigma del "doppio compito" permette di valutare quali siano le risorse del sistema necessarie allo svolgimento di un compito, che non vengono messe in crisi dallo svolgimento del compito secondario.
Innanzitutto si è ritenuto importante, nel primo esperimento, esplorare la vividezza dell'immagine del movimento, considerata un fattore di abilità ai fini dell'esecuzione con successo di una via di arrampicata. Sulla base degli studi di Parsons, 1994; Jeannerod, 1997; e Annet, 1995, secondo cui l'esecuzione motoria e l'immaginazione del movimento sono in relazione, si è pensato di utilizzare il questionario sulla vividezza dell'immagine motoria (VMIQ) di Isaac, Marks, Russel (1986) per esplorare il grado di vividezza dell'immagine motoria negli arrampicatori. La principale variabile dipendente è il VMIQ: i soggetti rispondevano a 24 item suddivisi in 6 subscale, sia con prospettiva di immagine interna che esterna. Le subscale erano: base (p.e. camminare), mano e piedi (p. e. prendere qualcosa in punta di piedi), controllo (p. e. cadere in avanti), oggetto (p. e. tirare un sasso nell'acqua), equilibrio (p. e. arrampicare su un'alta parete), e volo (p. e. saltare da una parete alta). Si prevede come prima ipotesi, che al crescere dell'abilità d'arrampicata corrisponda un maggior grado di vividezza dell'immagine. Come seconda ipotesi, ci si aspetta che l'aumento nella vividezza dell'immagine in funzione dell'abilità d'arrampicata, sia più marcato per l'immagine interna che esterna e in particolare per le subscale direttamente rilevanti all'arrampicata, posizionamento mano e piedi, controllo, equilibrio e volo, piuttosto che per le subscale aspecifiche, base e oggetto. In un recente studio sull'uso dell'immagine motoria, Boschker (2001) osserva che gli arrampicatori si affiderebbero maggiormente ad una prospettiva interna più che esterna per l'analisi della via.
Si è pensato di condurre un successivo esperimento, allo scopo di sondare il ruolo dell'immagine interna negli arrampicatori e di osservare se l'uso di compiti secondari, testimoni un differente reclutamento di risorse cognitive (visuo- motorie vs. visuo- spaziali) nel processo di analisi di una via di arrampicata. Le variabili indipendenti sono l'istruzione (visuo-spaziale vs. visuo-motoria), la soppressione (spaziale vs motoria), l'immagine (esterna vs. interna) e il grado (5b-8a). Nella condizione visuo-spaziale, veniva mostrata agli arrampicatori una fotografia del percorso, in cui le prese da utilizzare erano cerchiate con gesso bianco, in quella visuo-motoria, venivano mostrati in sequenza i movimenti di un arrampicatore sulla stessa via o percorso di cui sopra. Durante l'osservazione delle fotografie (istruzione visuo-spaziale vs. motoria) i soggetti dovevano eseguire uno di due compiti interferenti (soppressione spaziale vs. motoria). Il primo consisteva nel rispondere a voce alta col numero corrispondente al colore suggerito dallo sperimentatore, il secondo nel movimento asincrono di braccia e gambe in posizione seduta. Dopo un tempo di esposizione di 12 sec., i soggetti dovevano arrampicare sullo stesso pannello mostrato in fotografia. Le variabili dipendenti erano il tempo di percorrenza e gli errori di movimento. Sulla base della letteratura (Boschker, Bakker & Michaels, 2002) si assume che le componenti cognitive motorie, rispetto a quelle visuo-spaziali, siano maggiormente reclutate nello studio ed esecuzione positiva di una via di arrampicata. Mi aspettavo infatti che, se le componenti motorie nell'analisi della via fossero state quelle maggiormente reclutate rispetto a quelle visuo-spaziali, l'arrampicatore avrebbe dovuto venir messo in difficoltà dalla soppressione motoria, più che da quella spaziale, indipendentemente dall'istruzione. L'efficacia dell'immagine interna, piuttosto che esterna per l'analisi funzionale-motoria piuttosto che strutturale-visiva, conferma il ruolo principale delle componenti motorie nello studio di una via d'arrampicata.